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Da paziente a volontaria

Scritto da Progetto Home il 05/05/2016

Questo scritto nasce da un’esperienza unica e particolare: Maria, da ex paziente, una volta uscita dalla sua esperienza di malattia, ha intrapreso un percorso di volontariato al S. Matteo di Pavia. Maria ha partecipato alle attività delle ragazze del Liceo Artistico rivolte ai pazienti come osservatrice e fotografa del gruppo, visto che la fotografia è la sua passione.

«Quando mi hanno informato che al quarto piano del Policlinico San Matteo di Pavia ci sarebbe stata la possibilità di fare del volontariato, non mi ricordo bene come reagii. Subito nella mia mente, una scarica aveva scombussolato i miei pensieri e i brividi mi avevano intorpidito i sensi per dei secondi: volevo provare a vedere se avrei avuto il coraggio di sconfiggere una paura che si nasconde tuttora nell’ombra dell’invisibilità che mi perseguita. Volevo provare, concretamente, a far sorridere chi ne ha bisogno. Io ero incaricata di fare le foto, ma quando entrai nella sala e mi sedetti, avevo poggiato la macchina fotografica sul banco e mi ero messa ad osservare che cosa facevano le ragazze del Liceo Artistico e i bambini e gli adolescenti che sorridevano. Mi chiedevo come facevano ad interagire con loro senza sentirsi a disagio: io invece mi sentivo una stupida che non è capace di fare le cose. Ma forse, ero io che credevo che quei bambini e quegli adolescenti pretendevano di più, quando invece bastava una piccola ape decorata o un aereoplanino di carta per farli sorridere e divertire un po’. Solo dopo aver avuto l’incoraggiamento dall’insegnate, riuscii a fare un po’ di foto: non sapevo se i bambini volevano essere fotografati e io non riuscivo ad avere il coraggio di chiederglielo. Da una parte è buffa la situazione… tre anni fa, ero io che stavo chiusa in una stanza, su un letto a non voler vedere nessuno perché mi vergognavo del mio aspetto e del fatto che fossi malata.

Maria durante il volontariato al San Matteo di Pavia.

Maria durante il volontariato al San Matteo di Pavia.

Insomma, ho sempre avuto paura di ammalarmi, in fondo. Erano gli altri a voler farmi spuntare un sorriso, erano gli altri che cercavano di farmi divertire… ma io, glielo permettevo? Be’, non sempre. In quei giorni che passavano, mi domandavo quando sarebbe finita, quando sarei diventata forte e quando sarei stata io, quella che avrebbe fatto sorridere gli altri. E più passavano i giovedì, più rinunciavo alla sfida, che in un certo senso era un controsenso, e più mi rendevo conto che… non riuscivo a far sorridere chi ne ha bisogno perché…io non sorridevo davvero. O forse perché i bambini che mi assegnavano erano timidi quanto me. Mi sentivo male a quel pensiero, ma cercavo in tutti i modi di presentarmi tutti quei giovedì e prepararmi nella parte che avrebbe solo fatto stare un po’ meglio chi avevo di fronte. Perché è bello pensare che anche loro possono ancora sorridere, possono ancora avere voglia di vivere, avere voglia di combattere.

Mi piaceva osservare come quei bambini urlavano dalla gioia, mentre i loro corpi erano stanchi, era bello vedere come la maggior parte ci provava e poi sorrideva di più. E’ bello sentire che anche i bambini nonostante i capricci ascoltano, è bello vedere adolescenti in piene crisi di qualsiasi tipo lottare perché è giusto, perché sono forti ma soprattutto perché hanno voglia di vivere e di ridere. La cosa più bella? Quello che riempie di più il cuore di gioia? Era vedere le ragazze riuscire a farli ridere, era come se un pezzettino arrivasse a me: l’aria che si respirava lì con loro era piena di voglia di vita. Wow! Puntualmente quando arrivava quel giovedì, i loro occhi si illuminavano un poco di più e sorridevano ampiamente. Niente più nascondigli per quegli occhi velati dal dolore, niente più buio per quei sorrisi che ora splendono, solo cuori che battono dalla gioia e il voler vivere».

Maria si è ammalata di tumore durante l’adolescenza. Per aiutare i giovani come lei a superare la malattia, le cure da sole non bastano. Con il progetto di ristrutturazione del Day Hospital Oncoematologico Pediatrico del Policlinico San Matteo di Pavia, una delle iniziative di “Trenta Ore per la Vita 2016” in collaborazione con Soleterre strategie di pace onlus, gli adolescenti in cura potranno giovare di spazi in grado di soddisfare le loro esigenze anche in ospedale, proprio #comeacasa.
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