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Cesta dei giochi, comoda ma potenzialmente pericolosa

Scritto da Marco Squicciarini il 26/01/2015

cesta dei giochiVi sono molte abitudini familiari che sono tramandate da famiglia in famiglia, sono apparentemente percepite come delle “ristrettezze” o delle “rigidità”, che i piccoli spesso non comprendono. Quante volte da bambini abbiamo sentito il nonno o un genitore dire “non parlare con la bocca piena”, oppure “finisci di masticare e poi parla”. A prima vista potevano sembrare inutili richiami troppo severi, ma con occhi nuovi siamo in grado oggi di dire che non è così.

Richiami ancestrali che vengono da lontano, quando secoli fa, non esisteva il 118, il servizio sanitario, un medico nei paraggi pronto ad intervenire, e quindi l’unico modo di salvaguardare la vita di un bambino era mettere regole e tramandarle in maniera certa.

Il primo passo fu legarle ad un divieto.

Questo era – ed è – uno dei bisogni primari di un uomo: quello di garantire la sopravvivenza della specie, e questo era – ed è – possibile solo con l’applicazione di regole certe. Oggi le metodologie di insegnamento sono rivoluzionate nel modo più assoluto, e certi messaggi ora ci arrivano via etere, via web, sui giornali. Addirittura con un tweet.

Ci siamo affinati ed abbiamo imparato ad attenzionarci verso alcuni argomenti che ci interessano davvero, sempre per proteggere la vita di un bambino, il nostro.

È molto tempo che avevo in mente questo articolo sulla “cesta dei giochi”, ed oggi dopo aver letto dell’ennesimo bambino di 20 mesi, morto a Taranto soffocato da un oggetto, ho deciso di scrivere.

Normalmente alcuni tipi di incidenti avvengono più frequentemente nei maschi (dati progetto Susy Safe del Prof. Dario Gregori) piuttosto che nelle femminucce, e anche nelle famiglie con più figli. Di solito (è solo un esempio) è il fratellino piccolo di 2 anni che mette in bocca un “pezzetto” di un gioco del fratellino di 5 anni.

La cesta dei giochi di mamma Laura

La signora Laura è una giovane mamma che compra – in maniera attenta i giochi a norma di Giuliano, il figlio piccolo di 2 anni; ma anche giochi appropriati per l’età di Luca, l’altro fratellino più grande dell’età di 5 anni. Giocano in salone davanti alla mamma e alla baby sitter sotto lo sguardo vigile di chi ti vuole bene. Così tutti i giorni. Poi la sera tutti i giochi vengono messi tutti in un unico cesto. Ed ecco che per stanchezza, per dimenticanza, perché un giorno la mamma chiede alla vicina di casa di guardare i bambini per un’ora mentre fa la spesa, che qualcuno rovescia la cesta con i giochi sul tappeto.

Laura non lo avrebbe fatto mai, ma quel giorno non c’era.

Sapeva bene che avere un solo cesto non era corretto, ma per comodità , per spazio e perché lei stessa era attenta, riteneva che così poteva andare bene lo stesso.
Un trenino acquistato in maniera attenta per un bimbo di 5 anni diventa un pericolo per il fratellino piccolo di 2 anni: il pupazzetto colorato con una forma ovale che è alla guida del trenino, rappresenta l’anello debole di una catena perfetta che aveva protetto i bambini fino a quel momento.

Il piccolo stacca il pupazzetto dal trenino e lo mette in bocca per conoscerlo… meglio.
Ed è un attimo.

Siccome non mi piacciono le storie che finiscono male, diremo che la mamma rientra in tempo dal supermercato e interviene levando il pericolo dalla bocca del piccolo Giuliano, davanti ad una vicina di casa incredula per l’eccesso di apprensione.

Laura spiegherà alla vicina di casa (rimasta senza parole nel frattempo) il motivo per cui è così attenta, informando anche la vicina di casa (giovane nonna) sui rischi e sui pericoli che si possono correre facendo giocare bambini di 2 anni con bambini di 5 senza sapere cosa fare per ridurre i pericoli.

In realtà la storia è sempre la stessa: “ognuno vede ciò che conosce”, e quindi una mamma informata saprà sempre cosa fare e cosa far fare a chi lascia i suoi figli.

Due considerazioni

Ora questa breve storiella a lieto fine, mi porta a fare due considerazioni. La prima è una domanda che ancora oggi non trova risposta: perché in Italia nei corsi pre-parto non si insegnano queste tematiche di prevenzione primaria con a seguire le manovre disostruzione pediatriche?

La seconda invece è un invito: frequentare un corso di manovre disostruzione pediatriche è per me un obbligo morale per ogni mamma, maestra di scuola dell’infanzia, educatrice di asili nido che si rispetti. All’estero questi corsi sono obbligatori per legge, qui da noi in Italia ancora no, ma siamo sulla buona strada.

Due consigli

Nel frattempo due consigli: il primo è per Laura, ed è quello di acquistare due ceste per i giochi se abbiamo due figli di età diversa, ed informare tutti coloro i quali possono entrare in contatto con i bambini del motivo di tanta accortezza (che non è mai troppa).

Il secondo è quello di iniziare ad essere parte della mission che questo blog ha nel cuore: aiutarci ad aiutare, iniziando da ora. Il primo passo sarebbe quello di guardare il trailer con Lorella Cuccarini per capire di cosa stiamo parlando.

Il secondo passo sarà quello di seguire il corso on line e di consigliarlo alla maestra di tuo figlio. Se una classe ha 25 bambini , ogni mamma con il costo di un caffè potrebbe fare in modo che la maestra possa sapere cosa fare e cosa non fare in caso di bisogno.

Questo corso ti rapirà e ti farà immergere in una realtà virtuale straordinaria dalla quale non potrai più uscire senza aver acquisito quelle informazioni di base che potranno davvero aiutarti in momenti di bisogno.

E tutto questo ha un valore enorme, perché chi salva un bambino, salva il mondo intero.

corso online manovre disostruzione

 
7 commenti
  1. Andrea scrive:

    Una cesta per ogni bambino mi sembra un po’ troppo. Ma l’attenzione non è mai poca. Basta quella per evitare …

  2. l’attenzione non è mai troppa. mi piace questo articolo perchè è snello ma al tempo stesso lancia tanti imput. mi soffermo su quello che più mi sta a cuore: spiegare agli altri il perchè delle nostre azioni. tante volte mi trovo a combattere vere e proprie battaglie con le resistenze (soprattutto dei nonni, ma anche di altri genitori) sull’opportunità di adottare comportamenti che riducano il rischio. mi viene risposto : “non è mai accaduto niente, sono anni che facciamo così, sai quanti figli ho cresciuto io?” a mio avviso tutte affermazioni che nascono dalla frustrazione di dover cambiare le proprie abitudini oppure da una sciocca scaramanzia. ci vergognamo di dire la verità e cioè che prendersi cura di un bambino è un impegno bellissimo ma anche pesante, soffocante a tratti…ma la paura di ammetterlo non ci protegge da comportamenti inadeguati che possono mettere a rischio il nostro bene più grande. ben venga quindi l’educazione alle abitudini, per quanto possano sembrare “esagerate”. nulla vale il prezzo di una vita…
    in secondo luogo, Marco, vorrei rispondere a mio modo al tuo appello (che vedo peraltro spesso fatto proprio da molti colleghi) sull’opportunità di insegnare le manovre in corsi preparto. a mio avviso i corsi preparto già sono troppo incentrati sulla figura del bambino e peraltro potrebbe apparire (sia chiaro, non se il comunicatore fossi tu, ma non siamo tutti Marco Squicciarini, molti di noi non hanno la capacità di cambiare il finale delle storie) funesto, soprattutto durante gravidanze difficili . è necessario invece creare la cultura di corsi di accompagnamento alla genitorialità. questo vuol dire creare team multidisciplinari che seguano le mamme nei primi giorni al ritorno a casa. a cittiglio (va) per esempio, so che esiste un team di ostetriche che si mettono a disposizione nelle settimane successive al parto per colloqui e aiuto nella gestione del neonato. io stessa ho avuto bisogno della mia ostetrica nelle prime giornate dopo la nascita di mia figlia. questa figura se vogliamo nel tempo è stata svolta da mamme, sorelle, cugine. il mondo attuale però non ci consente la protezione familiare che i vecchi schemi sociali ci garantivano. c’è bisogno quindi di offerte formative aggiuntive (come per esempio il fantastico corso del Dott. Francesco Pastore recentemente svoltosi a Roma). Ecco, io mi sforzerei di proporre questo: corsi di neonatalità in cui inserire le manovre di disostruzione. e li proporrei alle asl e nei consultori. questo si…
    ultima cosa: grazie. il tuo impegno multiedrico non si può contenere. grazie di questo strumento, il blog, sicuramente immediato nella fruizione ma di più ampio respiro di un semplice status o tweet. Baci, Annalisa Iagnemma, Medico Chirurgo

  3. Serena scrive:

    Siete degli angeli

  4. “è necessario invece creare la cultura di corsi di accompagnamento alla genitorialità”…carissima Annalisa parto da questa tua frase per dirti che hai perfettamente ragione sul fatto che essere genitori non è così’ semplice, nessuno ci insegna a fare il genitore ed è un mestiere difficile.Di solito ognuno si orienta con esempi ricevuti in famiglia, a volte si decide di fare esattamente il contrario,età di fatto che non si nasce genitori…..ma lo si diventa sul campo.Ragion per cui ritengo che corsi di accompagnamento dovrebbero – in una società civile -rappresentare il primo passo verso la consapevolezza.Per cil’ che riguarda i corsi pre-parto vorrei segnalare che la “gestione del rigurgito alimentare ” nel lattante per me dovrebbe essere un obbligo visto l’inaccettabile numero di bambini piccoli ( entro 1 anno) morti per rigurgito ( parlo di quelli accertati e non delle morti bianche).Mi auguro davvero che in un futuro prossimo, ogni mamma sia aiutata ad aiutare il piccolo a crescere nel migliore dei modi ed in tutta serenità.Questo potrà avvenire solo se aumenteranno gli insegnamenti sulla prevenzione primaria…e non solo.Grazie per aver scritto in questo blog. Marco Squicciarini

  5. fashion scrive:

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