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Arresto cardiaco, molti studi parlano di un fenomeno in crescita a seguito della pandemia.

Scritto da Condominio Cardioprotetto il 01/02/2021

A seguito della diffusione della pandemia da Coronavirus sembrerebbe siano aumentati i casi di arresto cardiaco e si  sarebbe  contestualmente ridotta la sopravvivenza delle persone colpite. A dimostrarlo  ci sono degli studi. L’Italian Resuscitation Council (IRC), società scientifica accreditata al Ministero della Salute che riunisce medici e infermieri esperti in rianimazione cardiopolmonare, ha analizzato i dati, identificando tra le potenziali cause il sovraccarico dei sistemi di emergenza territoriale ed un minore coinvolgimento delle persone che potrebbero soccorrere le vittime degli arresti cardiaci con manovre che tutti possono effettuare (manovre salvavita e uso del defibrillatore. Dati analoghi arrivano anche dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC), che ha recentemente condotto uno studio in 54 ospedali, mettendo a confronto la settimana 12/19 marzo 2020, durante la pandemia di Covid-19, con lo stesso periodo del 2019.

In Italia ogni anno muoiono 60.000 persone per arresto cardiaco, 164 ogni giorno, circa 7 ogni ora. Si tratta di una incidenza di 1 persona ogni 1.000 abitanti. Questi sono i dati pre-pandemia. Le ricerche indicano che il dato aggiornato sia verosimilmente compreso tra 100.000 e 120.000 persone.

Di seguito le cause dei decessi:

– Le persone che avvertono i primi sintomi di malessere, sono sempre più restie a recarsi in ospedale o chiamare i soccorsi, perché la paura di esporsi al Covid-19, stando a contatto con medici, infermieri, volontari del soccorso è alta, mentre non si ha la certezza della gravità della situazione.

– Le tempistiche di intervento sono aumentate in modo rilevante, sia per l’intervento dei mezzi di soccorso del 118, sia i tempi di attesa nelle strutture ospedaliere. La gestione di un caso di Covid-19 accertato o sospetto, richiede tempi di intervento per la preparazione (la vestizione è complessa: guanti, 1 o 2 mascherine, camicie, calzari, occhiali e/o visiera, etc.). Inoltre, ogni volta che viene trasportato un caso accertato o sospetto di Covid-19, i mezzi di soccorso devono igienizzare il mezzo e gli strumenti, oltre a procedere con una loro sanificazione e nuova vestizione.

– I corsi di formazione (BLSD, PBLSD, Primo Soccorso, etc..) sono stati sospesi a lungo da parte degli enti di formazione, per disposizioni ministeriali, per ridurre la possibilità di accrescere il numero dei contagi con manovre che prevedono uno stretto contatto.

– Al tempo stesso, anche i soggetti che avrebbero dovuto o voluto effettuare corsi di formazione, per gli stessi timori, hanno evitato di fare formazione in questo periodo.

Per poter fare fronte all’arresto cardiaco improvviso, il defibrillatore deve essere presente già nelle immediate vicinanze dell’evento. La legge che impone l’obbligo per la Pubblica Amministrazione (e quindi per asili, scuole, università, parchi pubblici, uffici pubblici, etc..), mezzi di trasporto, stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime, è in attesa di entrare in vigore da 1 anno e mezzo. Venti anni di prevenzioni, messi a rischio.

In una recente ricolare del Ministero Della Salute, si invita alla ripresa dei corsi di formazione in ambito BLSD e Primo Soccorso, seppur con le giuste precauzioni, perché essenziali per poter mantenere efficacie il sistema di soccorso nazionale. Da studi del Ministero Della Salute risalenti al 2010, l’incidenza della mortalità per arresto cardiaco in Italia nelle proprie abitazioni era del 60% sul totale dei casi. Negli anni successivi il lavoro da casa ha visto un incremento importante, che ha registrato una crescita esponenziale con soluzioni di smart working suggerite o imposte dalle aziende, per fare fronte alla situazione legata alla diffusione del Coronavirus.

Per tutti questi motivi, l’incidenza dell’arresto cardiaco nella propria casa, oggi, è certamente superiore. Diviene ancora più importante essere cardioprotetti nel luogo dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, assieme ai nostri cari, e dove siamo maggiormente esposti: la nostra abitazione.

Il progetto “Cardioproteggi il tuo condomionio”, realizzato assieme a Emd112, è dedicato proprio a diffondere i defibrillatori in ogni condominio o abitazione, per cardioproteggere chi ci sta a cuore, supportando allo stesso tempo i nostri progetti. Scopri di più.

 
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