Haiti e l’emergenza senza fine
24/02/2015 - Emergenze

In molti ricorderanno il terribile terremoto di magnitudo 7.0 che il 12 gennaio 2010 ha colpito Haiti, un Paese poverissimo e segnato da instabilità politica ed estrema povertà. Il sisma ha ucciso più di 220.000 persone e ha inferto ferite che a cinque anni di distanza continuano a essere profonde.

In un paese in cui già prima del terremoto il 70% della popolazione non aveva lavoro, un bambino su tre moriva prima dei 5 anni e uno su due non andava a scuola, la catastrofe non ha fatto altro che peggiorare la situazione: «Il nostro problema – afferma Padre Rick Frechette, medico e direttore dei progetti NPH Italia Onlus in Haiti – è che il numero dei bambini da aiutare aumenta sempre di più. Con il terremoto del 2010 le poche cliniche mediche esistenti sono state distrutte e non ricostruite».

Haiti emergenza Secondo le stime di Medici Senza Frontiere, nel 2010 il 60% di un sistema sanitario già precario è stato distrutto e il 10% del personale è morto o ha lasciato il Paese. Subito dopo il terremoto inoltre, anche a causa della distruzione delle strutture ospedaliere e delle condizioni igieniche precarie, il Paese è stato colpito da un’epidemia di colera che ha mietuto circa 8mila vittime.

In questo devastante scenario, le strutture che funzionano sono cariche di lavoro; come l’ospedale pediatrico NPH Saint Damien, che assiste gratuitamente oltre 80.000 bambini l’anno e durante l’emergenza terremoto è stato il centro dei soccorsi internazionali. Data la mole enorme di lavoro, l’ospedale ha sempre bisogno di sostegno per assistere i piccoli pazienti, molti dei quali arrivano in condizioni gravi e necessitano della respirazione assistita, della terapia intensiva e di operazioni chirurgiche.

«È una grande sfida e una grande responsabilità – conclude Padre Rick – Sappiamo che ogni volte che mandiamo via un bambino, non avrà nessun altro posto dove andare. È per questo che ogni giorno combattiamo per non chiudere le porte a nessun bambino e a nessuna mamma».

In un Paese così colpito e povero, l’assistenza sanitaria, in modo particolare nei confronti dei bambini, deve diventare una priorità molto più sentita dalle autorità e dalla solidarietà internazionale.

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