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Il sostegno psico-oncologico: un aiuto concreto per le famiglie e i bambini malati di tumore

Scritto da Oltre la cura il 06/06/2017

L’intervista alla dott.ssa Guja Castelnuovo.

Oltre l’Accoglienza, il servizio di sostegno psico-oncologico, a cura dell’Associazione Peter Pan Onlus, avviato grazie al contributo di Trenta Ore per la Vita 2016, si rivela di grande aiuto per le famiglie e i bambini malati di tumore e leucemia ospiti della “Grande Casa di Peter Pan”.

Il progetto è stato affidato nell’aprile 2016 alla dott.ssa Guja Castelnuovo, psicologa e psicoterapeuta cognitiva, specializzata in psico-oncologia, in terapia familiare e lavoro in équipe.

La Grande casa di Peter Pan

La dottoressa Guja Castelnuovo durante un incontro con le famiglie e i bambini malati di tumore.

La dottoressa Castelnuovo ci racconta durante un’intervista, ad un anno dal suo mandato, la sua esperienza con le famiglie e i bambini ospiti della casa.

Forse non tutti sanno che le famiglie che arrivano nelle case di Peter Pan sono costrette a trasferirsi lontane dalla propria casa per tempi inizialmente imprecisati e che poi via via si chiariscono in base alla risposta delle cure al bambino. Per questo capiremo, dalle parole della dottoressa, quanto è importante il sostegno pscio-oncologico.

“Io sono psico-oncologa e in questo senso devo saper proporre un intervento orientato alle famiglie dei pazienti, come possibile modalità per affrontare il disagio e la sofferenza soggettiva che la condizione di malattia porta con sé”.

“Normalmente, ci chiarisce la dottoressa Castelnuovo, conosco la famiglia al completo e dopo un primo contatto empatico, accolgo i genitori per un colloquio volto a ricostruire non solo la storia della malattia del figlio ma anche quella famigliare, con particolare attenzione all’impatto psicologico e sociale che la patologia porta con sè dal momento in cui interviene.

Quando un bambino si ammala di cancro, l’intera famiglia si ammala insieme al bambino, ma normalmente tutta l’attenzione dell’équipe curante è rivolta al malato. Difficilmente i genitori si sentono rivolgere domande del tipo “come stanno, quali sono le loro paure, a che punto del percorso sono e come pensano di affrontare il cambiamento di vita che a volte impiega mesi se non anni”: mentre paradossalmente si preparano e si strutturano verso ogni fatica li coinvolga.

Per questo l’attenzione primaria del mio intervento va ai genitori che con me possono parlare del cancro come di se stessi”.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Castelnuovo “dopo quanto tempo di permanenza le famiglie iniziano a sentirsi un po’ “come a casa”.

La dottoressa ci ha spiegato che “le famiglie nel breve tempo si sentono di fatto come a casa propria, principalmente si “accolgono tra di loro”, aiutate anche dalla preziosa presenza dei volontari che danno loro inizialmente tutte le informazioni necessarie e le regole della Casa per una corretta convivenza.

Nascono “amicizie speciali” come a volte possono sorgere “malintesi personali”, ma non è poi così difficile aiutarli insieme o singolarmente, a chiarire le dinamiche intervenute in quel momento.
Ognuno, in gruppo o personalmente, utilizza la mia presenza anche per questi problemi di natura caratteriale e psicologica connessi alla solidarietà sociale. Ogni famiglia ama e segue il proprio figlio ma poi nel tempo, impara ad amare anche il “figlio dell’altro”

Abbiamo chiesto alla dottoressa Castelnuovo di raccontarci un’emozione particolare rimasta impressa in questi mesi di lavoro.

“Tanti sono i momenti emotivamente vividi di questi mesi. Ma ciò che mi rimane emotivamente impresso in questi “viaggi” è il fatto di vedere famiglie rasserenate che possono tornare a casa, perché i loro sorrisi sono indelebili per quanto sono veri e sentiti per ognuno di noi dell’équipe.

Infine la dottoressa ha condiviso con noi una delle situazioni più drammatiche che ha vissuto.

“Ho raggiunto una famiglia all’Ospedale Bambino Gesù e mi sono trovata purtroppo a condividere con loro la circostanza repentina della morte della figlia. Trovarmi lì, credo sia stato per la madre e le sorelle di grande conforto. Questa sensazione me l’hanno trasmessa gli sguardi, i silenzi, gli abbracci, il loro pianto liberatorio e le stesse famiglie ospiti nella casa Peter Pan che ci hanno raggiunto in reparto per partecipare con affetto a quel momento di grande dolore. Credo che non ci siano momenti più intensi”.

 
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