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Giorgia e la paura di non poter aiutare sua figlia a causa della sclerosi multipla

Scritto da #30oreConAism il 25/03/2019

La diagnosi di sclerosi multipla per Giorgia è arrivata nel 1996, in principio si trattava di una forte neurite ottica, di lì alla diagnosi di sclerosi multipla il passo fu breve. Giorgia iniziò subito la terapia con il cortisone, all’epoca non c’erano altre cure, solo più avanti è passata all’interferone. Si tratta di una forma progressiva di SM per cui ad oggi non ci sono cure specifiche.

“Quando vedevo che continuavo a cadere, che scendere dalla macchina era un’azione incredibile, ho deciso di rimanere seduta, almeno sorrido, racconta Giorgia. Almeno non sono arrabbiata. Non voglio farmi vedere triste in carrozzina”.

Giorgia si è separata dal marito quando la sua bambina aveva 5 anni. E’ stato un momento della sua vita molto difficile perché Giorgia, a causa della sclerosi multipla, non era più autonoma e da sola non poteva prendersi cura della bambina.

I genitori di Giorgia si sono così trasferiti a casa sua per esserle di aiuto nei momenti di difficoltà.

Giorgia ci ha raccontato che la cosa che le faceva stare più male era la paura di non poter aiutare sua figlia in caso di pericolo.

“Una cosa che mi agita è che se si dovesse far male mia figlia io non potrei esserle d’aiuto. Sin da quando era piccola, se si faceva male, prima andava dal papà ora va dalla nonna o dalla zia, non viene da me, è giusto che lei vada da chi può aiutarla e lei sa che in certe cose non posso aiutarla e questo mi dispiace tantissimo. Con mia figlia abbiamo sempre giocato tantissimo, lei sin da piccola mi diceva mamma questo è un gioco che per una persona in carrozzina non va bene, non lo puoi fare, io quando mi diceva queste cose impazzivo.”

Giorgia, nonostante la fatica che la sclerosi multipla comporta, cerca di seguire sua figlia nella sua vita quotidiana e anche se spesso ha bisogno di aiuto non perde mai il sorriso e la fiducia in se stessa.

La sclerosi multipla non è contagiosa ma ferisce tutta la famiglia. Aiutaci a realizzare per tutti loro una rete di protezione in 50 città italiane.

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