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Un dono speciale da Haiti

Scritto da Voci da Haiti il 21/04/2015

Fabio, 31 anni, infermiere romano, da sette anni lavora nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Bambino Gesù ed è stato volontario in Haiti, al fianco dello staff locale dell’Ospedale pediatrico NPh Saint Damien a giugno e novembre 2014.

 

Guardare il mondo attraverso gli occhi della semplicità e capire il vero senso della vita, questo è il grande e prezioso dono che ho ricevuto da Haiti.

Fabio Haiti

Un momento del corso di formazione del personale infermieristico.

Sono un infermiere di Terapia Intensiva Neonatale, lavoro nell’Ospedale Bambino Gesù di Roma che dal 2010 collabora con la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia per lo sviluppo dei protocolli e la formazione dello staff dell’Ospedale pediatrico NPH Saint Damien. Ho avuto il privilegio di poter lavorare più volte nel reparto di neonatologia in qualità di formatore del personale infermieristico e ne sono rimasto profondamente colpito. Riuscire a entrare in completa sintonia con il personale haitiano, diventando parte integrante della loro realtà lavorativa e di vita, condividendone lingua e cultura, procedendo così a una formazione personale di alto livello, è stato per me il più grande risultato mai ottenuto. Lavorare fianco a fianco, in totale sintonia, ha fatto sì che le aspettative prefissate all’inizio del progetto risultassero ampiamente superate.

Primo passo è stato la formazione in loco del personale infermieristico sulle procedure e protocolli aggiornati riguardanti le manovre assistenziali sui neonati. Due volte la settimana, in un orario che consentisse la partecipazione sia del turno infermieristico della notte che del giorno, sono state svolte lezioni teoriche interattive sulle principali manovre quotidiane da eseguire con i neonati ricoverati: dal lavaggio delle mani alla gestione degli accessi venosi, dei bilanci idrici, delle lesioni da decubito. Attenzione particolare è stata dedicata alla gestione della ventilazione meccanica non invasiva, la CPAP, e sulla conseguente erogazione al neonato di miscele aria-ossigeno.

Fondamentale è stato il lavoro in team con il personale ostetrico della Fondazione Francesca Rava sulla costruzione di un sistema comunicativo solido e continuativo tra i reparti di neonatologia, sala parto e triage maternità. Vedere poi gli effettivi miglioramenti in ambito lavorativo, l’incremento della qualità e allo stesso tempo gli sguardi e i gesti di sincera gratitudine del personale è stato per me un grandissimo orgoglio.

Ma Haiti non è solo questo, è anche tanta umiltà, condivisione, semplicità e purezza.

Ogni giorno, finito il mio orario di lavoro, mi recavo a FWAL (Father Wasson Angels of Light), l’orfanotrofio gestito dalla Fondazione Francesca Rava in cui trovano accoglienza più di duecento bambini orfani o abbandonati, e mi dedicavo completamente ai piccoli e alle loro attività.

fabio Haiti

Al lavoro nel reparto di neonatologia e maternità.

Riuscire a entrare in contatto con loro, avere la loro fiducia, capire i loro bisogni e le loro paure, star loro vicini nel fare i compiti o giocare in cortile è stata per me una scossa enorme. Ho conosciuto bambini e ragazzi che non hanno nulla se non qualche vestito e forse un paio di scarpe, che non hanno pretese ma solo sogni, che non conoscono meschinità e falsità ma sanno dare amore a chi riesce a comprenderli, che non sanno mentire e non conoscono l’egoismo ma condividono con tutti quel poco che hanno.

Il più grande dono che Haiti ha saputo darmi è stato il privilegio di poter guardare la realtà attraverso i loro occhi, i loro gesti, i loro sorrisi, la loro gioia di vivere.

Mi sento profondamente e indelebilmente cambiato, grazie a loro mi sento una persona migliore. Nonostante l’immenso lavoro che la Fondazione fa, c’è ancora moltissimo da fare per questa splendida ma sfortunata terra e ogni aiuto è prezioso.

 

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