La rinascita di Cristian

Dal numero di cromosomi dei cavalli al comportamento de gli insetti, passando per i buchi neri. A parlare con Cristian sicuramente non ci si annoia. E, è innegabile, si imparano un sacco di cose. Del resto, come dice lui, «se una persona è intelligente fin da piccola». E  lui, intelligente, lo è sempre stato.

L’incidente

Al tempo dell’incidente, avvenuto il 26 dicembre del 2000, Cristian Sacchetti ha 22 anni, vive a Bologna e studia Conservazione dei bene culturali all’Università. Lavoricchia anche part time per racimolare qualche soldo. Quel giorno la sua vita, però, viene stravolta. A soli 50 metri da casa, viene investito da una macchina e batte la testa violentemente. Una vita assolutamente normale, identica a quella di migliaia di altri ragazzi, viene improvvisamente sconvolta da un’auto con a bordo due rumeni che corre all’impazzata. Di lì, come ci racconta la mamma, comincia il calvario. Cristian cade in coma e la situazione appare da subito gravissima. I medici non danno a Morena nessunissima speranza di risveglio, ma lei, forte di una forza interiore che solo le madri possono avere, la speranza ce l’ha perché rivuole suo figlio, a tutti i costi. Cristian si sottopone a vari interventi e, improvvisamente, dopo due anni, si sveglia dal coma. Inizia così un viaggio lungo e faticoso per riprendere possesso della propria mente e del proprio corpo. Dopo circa 4 mesi, ecco che torna la parola. Dopo un anno intero e varie operazioni ai talloni, riprende a camminare, prima col girello, poi con le stampelle, poi senza. Morena sta sempre accanto al figlio, segue i progressi veloci. Finché un giorno, par-lando con un’altra mamma all’ospedale Bellaria di Bologna, scopre “Gli amici di Luca”. E scopre così come una seconda famiglia, pronta ad accoglierla, a sostenerla nei momenti più duri. Come degli amici, «gli unici che mi sono stati vicini» dice Morena.

Gli Amici di Luca

Coma la Casa dei RisvegliGli amici di Luca si sono costituiti nel 1997 per provvedere, attraverso un appello alla solidarietà, alle cure necessarie per risvegliare Luca, un ragazzo bolognese di 15 anni in coma per 240 giorni. Luca purtroppo non ha vinto la sua battaglia ed è scomparso nel 1998. Ma questo dramma è stato il primo passo per la costruzione di un progetto che ha as-sunto dimensioni importanti e, ad oggi, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la riabilitazione dopo il coma. L’associazione, infatti, ha stipulato una convenzione con l’Azienda Usl di Bologna nel luglio 1999 impegnandosi a progettare la costruzione di una nuova struttura riabilitativa per persone in stato vegetativo o post-vegetativo in fase post-acuta e per le loro famiglie. Nasce così la Casa dei Risvegli, dedicata a Luca De Nigris, il cui padre, Fulvio, dirige la struttura di ricerca ad essa legata, il Centro Studi per la Ricerca sul Coma. L’associazione ha iniziato così a collaborare con il personale dell’Usl per favorire l’integrazione delle attività di cura con attività di formazione, sostegno e reinserimento sociale rivolta ai degenti ed ai loro familiari. Morena, dunque, si è imbattuta negli Amici di Luca, che sono presto diventati i suoi amici e quelli di suo figlio Cristian. L’associazione fornisce un sostegno forte alle famiglie, «contrapponendo una cultura della cura a una prassi dell’abbandono».

Dal 2001 ha anche attivato un numero verde sempre a disposizione di chi ne abbia bisogno (Comaiuto, 800 998 067) e diffonde gratuitamente guide per famiglie. Ogni anno, per riportare l’attenzione pubblica sul problema, l’as-sociazione organizza la Giornata nazionale dei Risvegli “Vale la pena”, di cui è testimonial Alessandro Bergonzoni. Una giornata per riflettere e sensibilizzare le persone sul tema del coma. Altro progetto importante condotto da Fulvio De Nigris è stato la creazione di un Registro Comunale dedicato alle persone e le fa-miglie che condividono questa drammatica situazione. Grazie anche al sostegno delle strutture pubbliche e dell’intera cittadinanza l’associazione ha raggiunto obiettivi sempre più importanti, diventando nel tempo un centro pilota per tutto il Paese.

E in quei due anni durissimi in cui Cristian era in coma, Morena non è mai stata abbandonata. «Avevo un dispendio di energie enorme, tutte concentrate a far risvegliare mio figlio. Per due anni la mia vita è stata proiettata esclusivamente su questo». E dopo questo calvario, Cristian ha potuto riaprire gli occhi. Oggi, grazie all’associazione, riesce ad avere una vita quasi normale. Prima dell’incidente, Cristian aveva una ragazza e molti amici. Nel tempo, le conoscenze, come spesso accade, si sono un pò perse per strada «Ha un grande bisogno di socializzare. Io cerco di metterlo in contatto con le persone ma, quando si arriva ai fatti, si è poi soli». Cristian ha subito dei danni cerebrali. Ma è un ragazzo sveglissimo, curioso del mondo, appassionato, interessato a tutto ciò lo circonda.

Il risveglio

Le sue giornate ora sono occupate dalle attività con Gli Amici di Luca. L’associazione, infatti, oltre al sostegno al singolo paziente, organizza attività di gruppo, all’interno dei laboratori artistici e culturali, come rappresentazioni teatrali che coinvolgono persone con esiti di coma. Cristian, in particolare, si occupa delle aiuole, in cui coltiva piante aromatiche e non solo, dando vita a veri e propri percorsi olfattivi cui sono invitati a partecipare i ragazzi della scuole. Molti studenti, infatti, vanno a trovare con le loro classi Cristian, che mostra loro come curare le piante, quali sono le loro caratteristiche e i loro profumi. «Gli spiego tutto perché io so tutto. Come al solito». E, per sicurezza, spiega tutto anche a me. Questa passione per il verde è nata proprio grazie a questa iniziativa. Prima dell’incidente Cristian non badava molto alle piante. Dopo ha imparato a conoscerle, a prendersene cura, ad amarle. E poi c’è il teatro. Anche questa attività con Gli Amici di Luca lo impegna, e molto. La memoria di Cristian a breve termine, ora, non gli permette di ricordare tutte le battute. Si impegna moltissimo, ma dopo è sempre complicato tenere a mente tutto. Per questo motivo ha deciso anche di abbandonare l’università. La madre ha mantenuto l’iscrizione fino all’anno scorso, ma poi è stato Cristian stesso a decidere di abbandonare per questo problema. Al di là di questo problema di memoria, il teatro ha rappresentato una grande risorsa per il giovane bolognese. Quando gli è stata proposta questa attività, nel 2003, non era molto convinto di voler tentare. Poi ha ceduto e ora ne è molto contento. La mamma mi racconta come fare teatro lo abbia aiutato a socializzare con gli altri, a confrontarsi anche con loro e a smussare, quindi, alcuni lati più spigolosi del suo carattere accentuatisi dopo l’incidente. Mi racconta che il teatro gli piace perché si sente importante. Grazie a questa esperienza, è riuscito a trovare anche un amico vero, perché «lui è molto socievole con le altre persone – ci racconta Morena – ha tanta voglia di entrare in contatto con gli altri, ma la sua sensibilità è difficile da trovare nelle altre persone. Molti dei vecchi amici ormai lo snobbano».

Il tentativo della famiglia è quello, dunque, di creare intorno al ragazzo una rete sociale. Perché Cristian si è risvegliato. Parla, mangia, recita, fa il giardiniere e sa un sacco di cose. È positivo, è uno che non molla, che ha vinto una grande battaglia. E sentire l’amarezza nella voce della mamma per la solitudine di questo ragazzo al di fuori dell’associazione fa venire tristezza anche a me. Gli chiedo se è contento. E lui, molto deciso, mi risponde con un secco no. Perché? Gli chiedo. «Perché il mondo va male. Perché la gente fa del male agli altri, ci sono le guerre. No che non sono contento!»

 

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